9 Dicembre
Una data che nel mondo dell’informatica non è un semplice anniversario: è un promemoria vivente di quanto una singola mente possa cambiare il futuro della tecnologia.
In questo giorno del 1906 nasceva Grace Murray Hopper, informatica, matematica, ufficiale della Marina americana… e una delle figure più rivoluzionarie della storia tecnologica.
Se oggi parliamo di software di gestione, sistemi bancari, assicurativi, ERP e applicazioni aziendali su larga scala, lo dobbiamo in buona parte al suo lavoro. Grace Hopper è infatti considerata la madre del COBOL, il linguaggio che ha dato forma al software del mondo “business”.
Ed è anche la persona a cui dobbiamo il termine “bug”, reso celebre dopo aver trovato una falena incastrata in un relay di un computer Mark II nel 1947.
Ma ridurre Hopper a due aneddoti sarebbe un’ingiustizia. La sua eredità è ancora oggi un manuale perfetto per chi si occupa di software development, gestione dei progetti e leadership tecnica.
Oggi, nel giorno della sua nascita, vediamo cosa può insegnarci nel 2025 (e oltre).
Grace Hopper e il COBOL
Quando l’informatica diventa comprensibile agli esseri umani
Negli anni ’50 i computer parlavano una lingua proibitiva, riservata a una ristretta élite di esperti. Hopper fu la prima a dire, con una visione quasi profetica:
“I linguaggi di programmazione dovrebbero essere più simili all’inglese.”
Da questo principio nacque il COBOL (COmmon Business-Oriented Language): un linguaggio pensato per risolvere problemi aziendali, non per compiacere ingegneri.
Oggi, mentre viviamo un’epoca dominata da AI generativa, no-code e prompt engineering, il suo insegnamento è più attuale che mai:
- La tecnologia che vince è quella comprensibile
- Quella che sa parlare il linguaggio del business
- Quella che porta valore, non complessità
Il primo “bug” della storia
Quando un errore diventa un’opportunità
Il 9 settembre 1947 un malfunzionamento del computer Mark II viene attribuito a una falena rimasta intrappolata tra i circuiti. Hopper la incolla nel registro operativo e scrive:
“First actual case of bug being found.”
Nasce il termine “bug” come lo intendiamo oggi. In un mondo dove la parola “errore” mette ancora ansia, Hopper ci ricorda una cosa semplice e potentissima: Gli errori non sono fallimenti, sono informazioni.
Nel software moderno — dal cloud alle app mobile — questa mentalità è cruciale:
- Gli errori rivelano dove un sistema può migliorare
- Ogni bug è un feedback sulla qualità del prodotto
- Un buon team non evita gli errori: li gestisce, li analizza, li trasforma
Women in Tech:
La leadership che ha cambiato la storia
In un’epoca in cui l’ingresso delle donne nella tecnologia era ostacolato da barriere culturali e istituzionali, Grace Hopper ha aperto una strada. La sua carriera ricorda a tutto il settore che:
- il talento non ha genere
- la leadership tecnica può assumere forme diverse
- il progresso nasce dalla pluralità di prospettive
Oggi, mentre aziende e community investono nella diversità, la figura di Hopper è un simbolo e un faro per chi vuole costruire team più inclusivi e innovativi.
La lezione per il 2026
Costruire sistemi che sappiano evolvere
Grace Hopper ha anticipato un concetto fondamentale del software moderno:
“I sistemi devono essere comprensibili e migliorabili nel tempo.”
È la base dei microservizi, dell’ingegneria del caos, della manutenzione evolutiva, ed è anche la ragione per cui oggi progettiamo tutto questo:

